
Il confronto sulla riforma del D.Lgs. 231/2001 non si è esaurito con le audizioni di fine 2024. A distanza di mesi, nel settembre 2025, le proposte avanzate da Assonime continuano a rappresentare un punto di riferimento per imprese, operatori giuridici e istituzioni.
Il documento presentato in occasione del tavolo tecnico del Ministero della Giustizia ha segnato un passaggio importante, offrendo un’analisi critica di vent’anni di applicazione della normativa e indicando linee di riforma capaci di garantire certezza del diritto e maggiore sostenibilità operativa
Il contesto: dal 2001 a oggi
Il D.Lgs. 231 ha introdotto la responsabilità da reato delle persone giuridiche, con un progressivo ampliamento dei reati presupposto — oggi oltre 200. Questo allargamento ha reso il sistema complesso, soprattutto per le PMI, e ha generato interpretazioni giurisprudenziali non sempre uniformi.
È in questo quadro che Assonime, già alla fine del 2024, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di una revisione organica. Nel 2025, il dibattito resta aperto e continua ad alimentare la riflessione sul futuro della normativa.
Le direttrici della proposta Assonime
Il documento propone tre assi di intervento che oggi appaiono ancora di grande attualità:
- razionalizzazione dei reati presupposto: ridurre la frammentazione normativa e selezionare solo le fattispecie realmente rilevanti per la responsabilità dell’ente.
- chiarezza sui criteri di imputazione: semplificare il rapporto tra condotta individuale e organizzazione, valorizzando il Modello 231 come scudo preventivo.
- valorizzazione del Modello Organizzativo: introdurre incentivi premiali per le imprese che adottano modelli efficaci, favorendo una cultura di prevenzione e responsabilità.
Una riforma ancora al centro del dibattito
Dopo la presentazione del documento, le proposte di Assonime restano un punto di riferimento nel confronto sulla riforma del D.Lgs. 231/2001. Pur non essendo ancora intervenuta una revisione organica della normativa, il dibattito avviato nel 2024 continua a incidere sul lavoro di imprese, associazioni e istituzioni.
Oggi la sfida non è più solo immaginare una riforma, ma tradurla in strumenti concreti che rendano la compliance 231 più chiara, sostenibile e allineata agli standard internazionali di governance.


